COP30, la “COP della verità” rischia di diventare la “COP dello stallo”
01.12.2025
Belém – La COP30, aperta il 10 novembre nell’Amazzonia brasiliana, si è trasformata in un banco di prova difficile per la diplomazia internazionale, nonostante l’impegno deciso da parte del Brasile. Il pacchetto politico “mutirão” promosso dalla presidenza brasiliana, che avrebbe dovuto segnare una svolta verso la transizione energetica e il rafforzamento dei finanziamenti per l’adattamento, è rimasto bloccato.
Perché lo stallo?
- Mediazione fallita: Cina, Arabia Saudita e Russia non hanno trovato un compromesso con i Paesi più ambiziosi.
- Europa divisa: l’UE non è riuscita a presentare una linea comune. Italia e Polonia hanno frenato i testi su transizione energetica, finanza climatica e giusta transizione, aggravando l’impasse.
- Interessi contrapposti: da un lato la spinta per il phase-out dei combustibili fossili, dall’altro la richiesta di riconoscere gas e cattura CO₂ come soluzioni “transitorie”.
Il 20 novembre, un incendio nella Blue Zone ha provocato panico e sospensione di tutti i negoziati. Il presidente brasiliano Lula e il segretario generale ONU António Guterres erano attesi per la plenaria finale, mai aperta per mancanza di consenso. I lavori dovrebbero riprendere oggi, ma le speranze di sblocco restano molto limitate.
Cosa c’è in gioco
Il pacchetto brasiliano includeva:
- Triplicare le energie rinnovabili e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030.
- Nuovi fondi per l’adattamento: oltre 1.300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035.
- Impegni per una transizione giusta, senza lasciare indietro lavoratori e comunità.
Il rischio
Se lo stallo persiste, la COP30 potrebbe chiudersi senza un testo condiviso, indebolendo la credibilità del processo multilaterale e ritardando azioni cruciali per contenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C.
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